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Storia della Fanteria

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BRIGATA "SALERNO" 89° 90° Reggimenti Fanteria

Il 1º novembre 1884 venne formata la Brigata "Salerno", composta dall'89º Reggimento, costituitosi con decreto 4 settembre 1884, con compagnie cedute dai 9°, 11°, 39°, 49° e 71° reggimenti e l'unione con il 90º Reggimento fanteria. A seguito della legge 11 marzo 1926 sul nuovo ordinamento dell'esercito, la brigata venne divisa, separando nuovamente i due reggimenti. Contemporaneamente prende il nome di 89º Reggimento Fanteria "Salerno" con la contestuale formazione delle Brigate da tre reggimenti viene assegnato alla Vª Brigata di Fanteria unitamente al 41º Reggimento fanteria "Modena" e al 42º Reggimento fanteria ''Modena''. In tale situazione, il reggimento è articolato su tre battaglioni, compreso uno proveniente dal disciolto 158º reggimento. Dal 25 marzo 1939 i due reggimenti, l'89° e il 90° furono nuovamente affiancati per costituire, unitamente al 37º Reggimento artiglieria divisionale (sostituito nel 1942 dal 108º Reggimento artiglieria divisionale di nuova formazione) la 5ª Divisione fanteria "Cosseria". Nella guerra di Abissinia (1895-1896)
Nel 1896 partecipa alla "battaglia di Adua” con 275 uomini e 8 ufficiali suddivisi nel III° - VI° - XV° Battaglione Cacciatori. Nella guerra italo-turca o Guerra italo-turca (1911-1912)
L'11 febbraio 1912, a bordo del piroscafo Verona[3] salparono da Napoli l'89° fucilieri, comandato dal colonnello De Albertis. L'89° fucilieri faceva parte della decima brigata, comandata dal maggior generale Buonino e destinata ad operare a Zuara. La brigata “Salerno”, con l'89° fu inviata a rinforzare le truppe di Homs ed a formar un grosso contingente con le altre truppe di fanteria, che già si trovavano dislocate in Cirenaica. Durante la campagna libica guadagna la prima medaglia d'argento al Valor Militare per l'eroismo del I° Battaglione che, il 27 febbraio 1912, conquista, con irresistibile slancio, l'altura del monte Mergheb. Nella battaglia di Homs presero parte ai combattimenti anche l'8º Reggimento bersaglieri, un Battaglione del 6º Reggimento fanteria "Aosta", un Battaglione del 37º Reggimento fanteria "Ravenna" e il Battaglione Alpini "Mondovì". Nella prima guerra mondiale (1915-1918)
La Brigata il 22 maggio 1915 è stanziata a Cividale del Friuli, dipendente della 8ª divisione. Il 29 appoggia l'azione dei reggimenti che attaccano il monte Merzli (Mrzli vrh) e il monte Sleme. La Salerno partecipa alle operazioni di guerra sino al 5 giugno 1915, poi venne avvicendata per un periodo di riposo. Da luglio è di nuovo in trincea. Le difese nemiche del Mrzli sono su punti strategici talmente efficienti da non consentire operazioni degne di nota, che portano solo modesti successi, pagati con enormi perdite umane. nel periodo da agosto ad ottobre vengono più volte tentate delle sortite con ripetuti gli assalti alla prima linea avversaria; il 24 ottobre l'89° porta avanti l'azione contro la quota 1360, l'ultima trincea nemica prima della vetta. I soldati compiono sforzi disumani per oltrepassare il reticolato sotto il pressante fuoco di cannoni e dalle mitragliatrici, ma sono costretti a entrare nuovamente nelle trincee di partenza. L'azione prosegue fino al giorno 26, data in cui i fanti riescono ad espugnare alcuni avamposti, ciò nonostante, la reazione austriaca non permette di resistere nelle posizioni conquistate, obbligando il ripiego. Tornata nelle retrovie, la brigata Salerno presidierà la seconda linea sino a fine anno. All'inizio del marzo del 1916, la Brigata Salerno viene posizionata sull'Altopiano di Asiago. Da qui, l'11 aprile si schiererà nel settore Osteria del Termine (Passo Vezzena). Il 15 maggio i fanti della “Salerno” si trovarono in prima linea quando il nemico lancia la sua offensiva (Strafexpedition). Dopo un intenso bombardamento seguì un violento attacco di fanteria, che fu contenuto in un primo momento. Le seguenti ripetute battute d'artiglieria sfibrano la resistenza della Salerno che è costretta a ripiegare; il 21 maggio, dopo aver perso importanti posizioni laterali, la Salerno è costretta ad ritirarsi ancora sino a giungere sul margine estremo dell'altipiano, fortunatamente già presidiato dalle divisioni provenienti dall'Isonzo. Terminata la battaglia, la Salerno è praticamente annientata, ha perso 4213 soldati tra morti, feriti, dispersi, prigionieri. In attesa dei nuovi complementi viene nuovamente trasferita nelle retrovie per un periodo di riposo. In giugno la brigata è di nuovo in prima linea e collabora alle azioni sul fronte del monte Interrotto, Busa del Termine, Col del Rosso. Stabilizzatosi il fronte degli altipiani, in agosto, la Brigata viene inviata sulla linea del Carso nel settore di Doberdò. Il 14 settembre è alla testa delle truppe che attaccano le posizioni nemiche di Merna-Castagnevizza (Nova Vas) riuscendo a conquistarle. La successiva avanzata verso quota 208 è implacabilmente fermato. L'attacco a quota 208 verrà ripetuto il 10 ottobre, dove lo slancio porterà i fanti ad conquistare parte delle difese austriache e l'intero paese di Nova Vas. La brigata è talmente decimata che viene ancora una volta fatta rientrare nelle retrovie per un periodo di riposo. Fino a maggio 1917 la Brigata conduce normali turni di trincea e riposo fino al giorno 23 dove è chiamata a prendere parte all'attacco contro la linea Fornaža (Fornace) – Stari Lovka – quota 289; la dura battaglia prosegue per tre giorni, fra attacchi e contrattacchi, sono occupate controllate alcune posizioni verso Boscomalo e Sella delle Trincee (Hudi Log), in questa battaglia la brigata perde altri 2319 soldati. Il 19 agosto il comando d'armata assegna alla brigata il compito di sorpassare le difese di Flondar, verso l'Hermada; gli assalti, portati con vigore e senza risparmio di energie, fanno cadere il tunnel ferroviario di quota 43, mentre ulteriori avanzamenti sono impediti dai furiosi bombardamenti dell' artiglieria avversaria. Il 28 agosto i superstiti della Undicesima battaglia dell'Isonzo ricevono il cambio e possono scendere a riposo. In settembre la Salerno viene trasferita nelle vicinanze di Feltre; In settembre la Salerno viene trasferita nelle vicinanze di Feltre; il 23 ottobre viene sorpresa nell'alto Isonzo quando il nemico irrompe sul nostro fronte a Caporetto e il Comando Supremo Italiano invia la Brigata di Fanteria “Salerno” agli ordini del generale Zoppi a presidiare il monte Matajur.La Brigata era partita da Bassano il 22 ottobre ed era giunta a Savogna trasportata su autocarri La sera del 23, a causa della totale disorganizzazione negli spostamenti di truppe e i conseguenti ingorghi stradali, il reparto dovette proseguire a piedi, per raggiungere marciando per un'intera giornata, il paese di Luico (Livek). Dopo l'assembramento a Luico, senza poter riposare, l'unità incominciò la salita del Matajur, la cui cresta venne raggiunta dai primi reparti all'alba del giorno 24. Gli ultimi reparti giunsero in vetta soltanto a sera. Il monte Matajur era però sprovvisto di qualsiasi tipo di opera difensiva, erano del tutto assenti trincee e reticolati. Solamente la strada che da Luico saliva verso la vetta, tra l'altro non del tutto terminata, era l'unica opera militare che potesse agevolare le operazioni belliche. Le condizioni in cui la Brigata “Salerno” avrebbe dovuto difendere il monte sembrò subito non all'altezza del compito a cui i militari erano chiamati a compiere. Ad aumentare lo svantaggio tattico contribuì anche la provenienza della brigata da altri settori del fronte operativo. I comandi non conoscevano la zona in cui i soldati dovevano combattere. Lo schieramento dei reparti si completò nella mattinata del 25. I reparti dell'89º Reggimento furono posizionati a quota 700 circa, completamente isolati dagli altri reparti e privi di qualsiasi collegamento con altri settori. Quando la Brigata Bersaglieri che difendeva il passo di Luico, capitolò sotto le predominanti forze della 12ª Divisione Slesiana e dell'Alpenkorps Bavarese e un'avanguardia del Wurttemberg, agli ordini di un giovane Tenente Erwin Rommel, anche il destino della Brigata “Salerno” sembrava segnato. L'attacco tedesco alla conquista del Matajur vide l'azione frontale da parte dell'Alpenkorps che si incuneò fra le due linee difensive in cui la brigata era disposta, mentre, reparti della 12ª Divisione Slesiana con una rapida manovra, aggiravano da nord, risalendo le valli del Natisone, raggiungendo alle spalle la linea di difesa sulla cima, annientando anche il dal 90º Reggimento. A seguito gli avvenimenti del 25, 26 e 27 ottobre, i fanti della Brigata, dopo aver combattuto contro forze notevolmente superiori, ripiegarono in disordine. All'accerchiamento della 12ª divisione di Slesia sopravvissero solo 387 uomini. Praticamente annientata, la Brigata viene inviata a riordinarsi in attesa di ordini superiori a San Secondo Parmense. Nella primavera del 1918, la Germania, in seguito al ritiro dal conflitto da parte della Russia, sconvolta dalla Rivoluzione d'ottobre, decise di avvalersi della sua temporanea superiorità numerica lanciando un attacco massiccio e decisivo contro la Francia. L'offensiva venne preparata concentrando sul fronte franco-tedesco tutti i mezzi disponibili. Prevedendo tale mossa, la Francia avvio un rafforzamento delle linee, rafforzamento a cui anche l'Italia partecipò. Il governo italiano inviò sessantamila soldati che furono impiegati soprattutto in lavori di manovalanza. Questo contingente era chiamato truppe ausiliare italiane in Francia (T.A.I.F). L'Italia inviò anche truppe militari, per sdebitarsi dell'aiuto ricevuto dagli Alleati nel novembre del 1917, dopo la disfatta di Caporetto. Quindi, nel marzo 1918 la brigata, con l'organico di nuovo al completo degli effettivi venne inviata, inserita nella 3ª divisione agli ordini del II° corpo d'armata del generale Alberico Albricci, sul fronte francese. Componevano la 3ª Divisione, due squadroni del 15°Cavalleggeri di Lodi e il II° Corpo degli Arditi, la Brigata fanteria "Napoli" (75º e 76º reggimento Fanteria), la Brigata “Salerno” (89º e 90º reggimento Fanteria) e il 10º reggimento Artiglieria. Il 12 giugno la “Salerno” è schierata nelle Argonne, sulla riva destra del fiume Aire. La grande offensiva tedesca sarà sferrata il 15 luglio, prima contro l'8ª divisione italiana (ala sinistra) poi contro la 3° (ala destra), dopo aver resistito alle varie ondate, i battaglioni della Brigata ripiegano con ordine sino ad occupare la linea del vallone di Courmas. Nei giorni seguenti, nonostante aver più volte vacillato sotto il formidabile impatto nemico, non si registrarono altri ripiegamenti; il 23 luglio i reparti passarono alla controffensiva e rioccupando l'importante sperone del Bois Naveau. Alla fine di settembre, dislocata nel settore dell'Aisne, nella notte del 29 attacca con decisione il fronte nemico, sorpassando le truppe coloniali francesi ed entrando per prima nel villaggio di Chavonne. Avvicendando i reggimenti per sostenere sempre l'attacco, prosegue sino a Croix en Tête e Cour Soupir. Bloccata dalla reazione tedesca, il 10 ottobre la brigata riprende l'avanzata sino ad occupare la cresta dello Chemin des Dames. Il 21 ottobre riceve il cambio e può portarsi nelle retrovie a riposo per ritornare in prima linea il successivo 5 novembre, dove trova il nemico in grave crisi e può rioccupare posizioni ed avanzare conquistando diversi villaggi; Nelle prime ore dell'11 novembre reparti di cavalleria della Brigata unitamente a truppe della 121ª divisione francese entrano a Rocroi, alle ore 11 dello stesso giorno cessarono le ostilità.

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